SCARTAccia - Scarta la CARTAccia.

La cartaccia e la poesia. Tutte e due spesso sono dimenticate in un angolo della strada. Grazie a questa considerazione qualche anno fa è nato il mio sito dove scrivo e condivido la mia poesia, così non resta in disparte!... ... poi chi non scrive o ha scritto su una cartaccia? Numeri di telefono, date, appunti...io ce scrivo le poesie! ...poi "SCARTAccia" è diventata una seconda pelle clownesca. mi metto il naso finto e torno alla realtà. tolgo il naso finto e non mi prendo sul serio! forse è il contrario?

Leone Antenone - SCARTAccia

  1. A Riva

    Sarà quell’aria fresca che dal mare
    improfuma la sabbia cristallina,
    mi sento addosso un friccico di sale.
    O sarà il cielo con quell’atmosfera
    nel buio chiaro della notte scura
    e con in mezzo la sua luna piena
    che sbrilluccica sul pelo dell’acqua.
    Risvegliano la voglia di comporre
    impomatata di crema solare,
    stesa sul telo in giorni di vacanza,
    tra gli ombrelloni rossi messi in serie
    insabbiati nell’ozio delle ferie.
    C’è chi ruba dall’aria un bel castello,
    c’è chi invece lo ruba dal secchiello.
    Ho detto quel che ho fatto in uno scritto
    improvvisando rime sulla sdraio.

    23 agosto 2016
    Scartaccia
    dopo aver letto “Dialoghi Incivili”
    di Massimo Bocchia e Simone Cristicchi.

  2. Quest’anno l’estate

    Morte a galla di stessi destini
    torna nel mare senza più vele,
    sul pelo dell’acqua scie di gommoni,
    onde si scontrano contro le rive.
    Resti di stelle tra forme di treno,
    baci di sole tra pala e secchiello.
    Un mucchio di sabbia, in aria un castello,
    occhi nel cielo e riflessi salati.
    Quest’anno l’estate.

    15 luglio 2016
    Leone Antenone detto Scartaccia

  3. A ritmo de lluvia – Gioco alla conta

    A ritmo de lluvia

    Sopra l’ombrello rimbalza la pioggia
    invento una conta, aguzzo l’ingegno,
    risuona del ritmo, goccia su goccia.
    Alberi verdi diventano versi:
    un pino marino guarda l’ontano
    mentre che un platano plana su i gelsi.
    Quando finisce, di nuovo un casino.
    Ammucchiate alla meglio assi di legno
    che il falegname trasforma in un letto.
    Grazie a quei legni la cosa più strana
    è che continuo a giocare a un bel gioco,
    come un bambino che spinge il trenino.

    11 maggio 2016
    Gioco alla conta / ©Leone Antenone detto Scartaccia

  4. Paese dei Balocchi

    “Caro Pinocchio te l’avevo detto
    campi meglio se t’amministri bene,
    Così non farai più soffrir le pene
    al povero Geppetto
    che ti riaggiusta un piede abbrustolito.
    Smettila col le brutte compagnie
    sennò la Fata non ti guarirà
    quelle tue brutte orecchie da somaro!”
    diceva il Grillo alzando al cielo il dito
    Sarà… – rispose lui – ma voglio solo
    smettere di sentirmi burattino.

    22 giugno 2016
    Scartaccia

  5. Nica e il bosco dei Cacchi

    C’era una volta Nicolina, detta Nica, la pastorella che portava a pascolare il suo gregge di capre nella piana accanto all’antico bosco di noccioli vicino al Borgo dove abitava. Andava tutti giorni lì con le sue caprette, ma successe che in un giorno di pioggia Nica le perse. La pioggia era incessante, ne faceva tanta e lei non riusciva a vedere più lontano del suo naso. L’ultima volta che le vide erano all’entrata del bosco e fu lì davanti che Nica perse le dolci caprette, ma non perse la sua forza d’animo, fece di tutto per cercarle. Chiese persino aiuto al Popolo dei Cacchi. Delle talpe soprannominate così perché facevano delle buche nei vitigni della zona per mangiare l’uva di cui andavano ghiotte. Il nonno di Nica le aveva detto di rivolgersi a loro che conoscevano bene il territorio e i suoi sotterranei. Il capo dei Cacchi, Unghia Ruspante capì il bisogno di Nica e le diede una mano in cambiò però di una fornitura settimanale di uva pizzutella per almeno dodici settimane. Così le mandò in aiuto quattro delle sue migliori talpe per avventurarsi nel bosco alla ricerca delle caprette. Scelse Castorino la talpa nuotatrice perché aveva sentito dire che nel bosco c’era forse un lago e magari chissà per quale oscuro motivo potevano essere finite lì, vista la quantità di pioggia piovuta il giorno della scomparsa. Poi le mandò in aiuto Grande Respiro la talpa più veloce del popolo, per eventuali spostamenti rapidi; Lumogas la talpa esperta in grandi incedi pilotati, fuochi d’artificio, impianti elettrici e conduttore del gas. E infine Buca Seduta abile scavatrice e esperta di molti dei cunicoli della zona. Così muniti di pazienza e determinazioni i cinque entrarono nel bosco alla ricerca delle gregge. A Nica fecero comodo tutte le abilità del gruppo. Gli occhi e il fiuto di Buca Seduta servirono a trovare la pista giusta da seguire, le abilità di Lumogas a dare luce e calore al gruppo nelle notti, la velocità di Grande Respiro per portare messaggi e andare in avanscoperta e le doti nautiche di Castorino per salvare le caprette rimaste su un grande tronco in mezzo al laghetto artificiale al centro del bosco.
    E fu così che Nica riabbracciò tutte le sue dolci caprette e il Popolo dei Cacchi riuscì nell’impresa e quindi ad ottenere una fornitura di uva pizzutella per dodici settimane.

    Quale sia la morale di questa piccola favola non so dirvelo, certamente è importante saper chiedere aiuto quando si è in difficoltà, saper fare del gioco di squadra, ma la cosa più importante che mi piace di questa storia è che Nica non abbia perso la forza d’animo per salvare le sue dolci caprette.

    25 maggio 2016
    Scartaccia

  6. Tra Pennuti

    Tra i Gufi c’è un Cigno che civetta
    si pavoneggia senza alcun bisogno
    di sculettare  come fa l’Ochetta.

    10 giugno 2016
    Scartaccia

  7. La Barba

    Mi padre lo rivedo nello specchio
    labbra sottili in un sorriso stretto.
    Mentre insapono er collo cor pennello
    ripenso ar gioco cor pallone giallo
    alle scarpette bianche senza lacci
    sur praticello verde dietro casa.
    Raso la barba, m’accorcio li baffi,
    scopro le guance e aggiusto le basette
    sciacquo la faccia me sa de salato.
    Come fusaje comprate lì ar parco,
    un cartocetto de pochi sorrisi,
    presi e mangiati in un giorno de festa.
    Lento m’asciugo, rivedo lo specchio,
    tutto arrossato je do de colonia,
    sento un profumo de menta e lavanda.
    Me guardo nell’occhi, vedo er profilo,
    destra, sinistra, ritorno de fronte
    e alla fine me tiro du’ schiaffi.
    Ecco sò pronto pulito e sbarbato,
    tutto contento, mo esco all’aperto.

    04 maggio 2016
    Leone Antenone detto Scartaccia

  8. Stornello n. 3

    Fior de Ginestra,
    arte e cucina delle parti nostra
    tra no stornello e un piatto de minestra.

    29 aprile 2016
    Scartaccia

  9. A Tor Marancia

    A Tor Marancia,
    sbuccio un’ arancia, je levo na coccia,
    gioco a “Shangai” tra facciate ribelli.
    Sento pischelli che inseguono sogni
    sotto un diamante giocavano a palla,
    resta na porta pe fa na tedesca.
    Cerchi a la testa nun pigliano un pesce,
    tra staccionate viè fori un compasso:
    schizzi de cielo in mezzo a palazzi.
    Er benvenuto de acrilici e china
    l’arte de strada tra le case der popolo.

    per il museo a cielo aperto
    di Tor Marancia
    02 maggio 2016
    Scartaccia

  10. Parole in bicicletta

    Appoggio due parole sul sellino
    stringo metafore intorno al manubrio
    frasi e pedali, resto in equilibrio
    e prendo il senso di quello che sono.

    7 novembre 2015
    Leone Antenone detto Scartaccia