Lucio Giunio Bruto

La storia di Lucio Giunio inizia con l’assassinio del fratello Marco Giunio da parte del Re Tarquinio: temendo Lucio di fare la stessa fine, si mascherò impersonando la parte dello sciocco (Bruto), rivelando così la scaltrezza che, tra l’altro, gli permise di essere ricordato come il fondatore della Repubblica. La leggenda racconta che accompagnò i figli di Tarquinio il Superbo in un viaggio all’Oracolo di Delfi. All’arrivo domandarono all’Oracolo chi sarebbe stato il successivo sovrano di Roma: chi avesse baciato la propria madre, fu la criptica risposta. Bruto interpretò la parola “madre” con il significato di “terra”, così al ritorno, fingendo di inciampare, baciò platealmente il suolo di Roma.
Ma fu invece con la triste sorte toccata a Lucrezia che Bruto ebbe la sua occasione, e rivolgendosi al popolo romano riunito nel Foro cacciò l’ultimo Re di Roma e fu eletto Console, insieme a Lucio Tarquinio Collatino, marito di Lucrezia.
Uno dei suoi primi atti fu quello di rinforzare il Senato ridotto ai minimi termini dalle continue esecuzioni dell’ultimo Re, portandone il totale a trecento, e nominando nuovi senatori alcuni dei personaggi più in vista dell’Ordine Equestre. In seguito alle dimissioni forzate del collega Lucio Tarquinio Collatino, Bruto chiese al popolo di nominare un altro console in sua sostituzione, così da non dare adito al sospetto che volesse governare sulla città come un monarca. Allora i cittadini riuniti elessero Publio Valerio Publicola.
Bruto finì i suoi giorni scontrandosi con Arrunte, il figlio di Tarquinio: il drammatico duello li portò a trafiggersi vicendevolmente, perdendo così la vita entrambi.

Claudio Paoluzzi

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