Dialogo Estivo

Estate
Er cielo sgrulla pioggia a catinelle
poi sbianca mette a ninna er solleone
l’arietta imbruna e se veste de stelle.
Tintarella de luna.

Mo torna l’afa e la luna stupita
de sta mascherata, se sposta
sur mare, speranno che affoghi
er male de chi crede
d’esse normale.


Estate n.2
E’ sempre la storia vecchia e baccucca,
se scappa verso ‘na bella occasione
ma è solo illusione che se trucca.
Sopra a un gommone.

Pe fa ‘na storia nova.
Prova co la montagna
se respira e se magna
e l’occhio in cima gira
e rigira contento. E voli
assieme ar vento.


Gargano
Seguo er sentiero, ripenso a la cima
intreccio tracce, rifretto s’un tema
lascio l’ormeggio, incastro ‘na rima
e risorvo er problema.

Partenza.
Preparo i bagaji
ammasso ritaji de malinconie
de quanno portavo er fijo e le fije.
E mo semo in due,
‘gnuno ariempie le sue.

Terzine con la coda lunga o corta:
facezie arguzie, cambia l’argomento
ma l’accarezzo sempre a mano morta.
Scodinzola l’accento.

Lungo la strada porverosa:
arifiatanno cor conforto de le fronne,
m’abbraccica er panorama da Barrea,
e quasi quasi der papa ciò l’idea.


Saluti
Ultimo giorno mannaggia li pescetti!
Meno male però che non ritorno.
Ciao ciao Vieste. Marina e trabucchetti,
me ne vado in collina.

Qui ce restamo bene.
Arimannamo le pene der ritorno
quanno de Roma er forno
abbrucerà er ricordo dell’estate
e delle salite.


Partenza
Un viaggio novo, musica e futura,
so quer che lasso ma non quer che trovo,
nantro ber posto, chissà che avventura.
C’è luna a ferragosto.

Lungofiume
I rami divengono radici
bevono il fiume
poi lo lasciano passare.



Trai rami dell’acero lampeggia il sole
la luce spolvera l’erba
e il manto maculato delle bestie,
daini di montagna, dicono.
Li seguo incantato, m’illudo
con gli occhi grandi di Vincenzo.


Destinazione
È sceso er sole, er giorno è tramontato
vado e sbadijo tra poche parole
s’è appennicato pure er girasole.
Ariva chi ha viaggiato.

Aspettare
La sera ormai lotta col sole
prende vigore e io immalinconisco
il fresco mi consola
e resto ancora un po’.


Amandola
L’acero rosso, er viola de lavanda,
montagna abbonora me sò commosso.
Tante visioni, me gratto la gola.
Vecchi scarponi.

Sguardi
Netto il confine tra la terra
e il cielo, meno deciso
il limite che dà la mente al cuore.


Artificio
Lascio le nuvole lungo er sentiero,
piedi pe tera e ritorno a le favole.
C’era ‘na vorta un mago der pensiero:
trasformò un fiume in lago.

Insonnia
La città vuota in un letto afoso
chioso così ‘sta cosa incasinata
dettata da la fine de vacanze
nelle stanze dei sogni e de le veglie.


Epilogo
tramonta il giorno, sentieri dorati,
le scarpe rosse, l’alba di un ritorno,
i bagagli alla moda, caricati.
Li titoli de coda.

Rossi di sera.
I bagagli scaricati
faticati per le scale, da parte
riposte le scarpette rosse. Tutto
è uguale dentro casa.
Ora la spesa.


Coda
Non lo scalare, stirare m’aspetta
una montagna di stoffa a colore,
brucio dal caldo ma non per il sole.
Ferro a vapore.


Dialogo iniziato per caso su invito di Leo nei giorni caldi di vacanza 2020 e continuato scorrevolmente, quasi un appuntamento quotidiano. Esercizio di composizione, condivisione di emozioni e desideri, con un fondo di nostalgia, resa più dolce dalle rime e dal fare a tratti scanzonato. Bella esperienza, interessante, forse spunto per un lavoro insieme?

P.S. il corsivo è di Maurizio Rossi

agosto 2020
Leone Antenone
con la complicità di
Maurizio Rossi

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