“I misteri dell’antica Roma” di Rebecca Stagno

Pubblicato il 07 ottobre 2026 su poeti del parco

Dal web apprendo:
«Attraverso miti, riti e leggende, il libro ricostruisce lo spirito antico della Città eterna, dove religione e potere coincidevano, e dove il confine tra fede e magia era sottile come un respiro.» con questo incipit è iniziata la lettura e come il pedante Bianconiglio

«Già all’epoca, benché non ne fossi pienamente consapevole, avevo l’impressione di attraversare una soglia magica, come Alice nel Paese delle Meraviglie, e di avere un piede nel presente e uno nel passato. Il segreto della bellezza di Roma risiede nella sua capacità di funzionare come una macchina del tempo. Dico “funzionare” e non “essere” perché questa particolare capacità – cioè quella di funzionare come una macchina del tempo – richiede un’attivazione esterna. Siamo noi, uomini e donne moderni, a dover girare la chiave magica nella serratura del tempo e, così facendo, permettere agli antichi segreti di svelarsi lentamente ai nostri occhi. Scopriremo, allora, che Roma non è poi così diversa da quelle città spaziali che popolano i romanzi di fantascienza.» (da pag. 13)

che sempre in ritardo parte per il suo viaggio nel tempo
«Nel comporne le pagine, l’ho immaginato tra le mani di un viandante o di un esploratore. A differenza del viaggiatore, che ha sempre una meta, tanto il viandante quanto l’esploratore sono disposti a lasciarsi stupire dal piacere della scoperta, che è anche l’attitudine fondamentale dello storico. Per questo ho desiderato sviluppare le quattro parti del testo, corrispondenti ai quattro volti misteriosi di Roma, come fossero le chiavi di un congegno fantascientifico, capace di aprire porte su mondi perduti e dare inizio a un’incredibile avventura. Ne è risultata una descrizione agile e concisa dei concetti fondamentali che animano le realtà numinose. Rimando alla fantasia del lettore il gioco di interpretari come fossero i punti cardinali di una mappa antica. Buona lettura.» (da pag. 16-17).

Così la prima Roma che scopro è quella Antica, affrontando la nascita del mito e la storia della fondazione, per poi passare alla religione e all’interessante culto degli antenati. Queste primi passi nell’antichità li riassumo con questa definizione adatta a raccontare, anche adesso, le peculiarità del popolo romano e dell’umanità

«Con il termine “gioco” non si intende soltanto l’attività ludica finalizzata al divertimento, ma soprattutto la capacità magica di entrare in un mondo “altro”. La maschera (ogni gioco è un mascheramento simbolico) è una finzione, un arteficio da prestigiatore, ed è anche la modalità più arcaica e potente per manifestare la 2 dimensione divina nel qui e ora di quella umana. Essa è, in altre parole, l’epifania del mistero della natura.» (Da pag. 111)

Ripreso il viaggio verso la Roma Magica arrivo a incontrare arti e discipline improbabili e figure leggendarie, come il mago, con le sue operazioni di guarigione a cavallo tra filastrocche magiche e sapienza medica

«Altrettanto ambivalente era il termine latino medicamentum, che indica una pozione a base di erbe, spesso incantate, utilizzata a scopi curativi o nocivi. Più specifici erano i termini venenum, usato per riferirsi ai diversi tipi di veleno, e philtrum, che designa la pozione d’amore.” (da pag. 169)

oppure arrivare a incontrare le streghe
“La strix, che ha sembianze di rapace e astuzia di serpente, è dunque una creatura liminale, che si pone al di fuori della civiltà e dell’ordine sociale. Si nutre di sangue infantile, in modo simile al vampiro della tradizione letteraria, non sopporta l’odore dell’aglio. Vive nei boschi, nei cimiteri e sui rami del tasso, l’albero della morte. Un tempo creatura del soprannaturale, col tempo divenne una donna mortale, assumendo le sembianze della strega dell’immaginario popolare.» (da pag. 189-190)

o ancora i licantropi dall’aspetto mostruoso
«per diventare un licantropo è necessario aggirarsi tra le tombe e denudarsi della propria civiltà per abbracciare la natura selvaggia degli animali. Come sappiamo, inoltre, mutarsi in lupo significa diventare uno spirito dell’oltretomba, un defunto tra i defunti. Il licantropo, pertanto, è un abitante del cimitero, del bosco e della notte. Di quei luoghi, cioè, che sono caratterizzati dalla liminalità. Egli stesso è una creatura liminale, né uomo né bestia, né vivo né morto, un essere che vive in un tempo sospeso (i nove anni) e in un mondo altro (il bosco).» (da pag. 225-226)

Ora lasciati luoghi più oscuri mi addentro nei profumi più mistici della Roma d’Oriente con i misteri di Cibele, Iside e Mitra:
«Al fine di restituire al lettore l’intensità dell’esperienza religiosa individuale legata ai sacri misteri, proporrò, all’inizio dei prossimi tre capitoli, brevi racconti di fantasia ispirati alle descrizioni delle iniziazioni così come le fonti ce le hanno restituite.» (da pag. 241)

I racconti di fantasia sono brevi e completano il capitolo tutte le notizie storiche e le questioni di studio, sul mito di Cibele prima e successivamente di Iside e di Mitra. I rimandi al mondo contemporaneo e all’attualità come il racconto dei seguaci di Cibele e i transgender mi sono piaciuti e durante lettura è stato facile fare fantasie e accostare le tre divinità alla Trinità Cristiana e chissà se anche Rebecca non ci abbia pensato. Così con l’arrivo della Trinità il mio pellegrinaggio continua sulle strade della Roma Cristiana osservando il rapporto con il cristianesimo:
«Naturalmente, la cultura romana, basata sull’idea che il potere politico di Roma derivasse dall’armonia tra cittadini umani e cittadini divini (la pax deorum), non poteva accettare una religione come il cristianesimo, ritenuto pericoloso per la 3 sopravvivenza stessa dell’Impero. Fu allora che nacque la fondamentale opposizione tra cristiani e pagani, tra fedeli e infedeli, tra perseguitati e persecutori. La resistenza dei soldati di Cristo, disposti al martirio pur di restare fedeli alla propria religione, rappresentava agli occhi dei Romani un problema di ordine tanto politico quanto religioso. Il mantenimento della pax deorum, infatti, richiedeva a tutti i cittadini di sacrificare agli dèi dei padri, obbligo che i cristiani si rifiutavano di assolvere.» (da pag. 313)

incontrando personalità come Paolo di Tarso:
«Fu grazie a Paolo di Tarso, meglio conosciuto come san Paolo, che il cristianesimo poté diffondersi rapidamente e diventare la grande religione che conosciamo oggi. Il suo apporto all’espansione del cristianesimo fu decisivo in quanto, per la prima volta, la conversione fu estesa anche ai non ebrei, cioè ai cosiddetti “gentili”». (da pag. 322- 323)

E di vedere il suo affermarsi definitivo:
«Con l’Editto di Milano, a un anno dalla sua conversione, Costantino sancì il diritto alla libertà religiosa, valido tanto per il cristianesimo quanto per ogni altra religione, ponendo fine a secoli di repressione e aprendo le porte alla futura religione dell’Impero. Il cristianesimo divenne tale sotto Teodosio il Grande con l’Editto di Tessalonica del 380 d.C. Finiva così la storia millenaria di Roma antica.» (da pag. 37)

Leggendo il libro di Rebecca Stagno, forse abituato alla narrativa o alle poesie, mi aspettavo un capitolo finale con delle conclusioni ma pensandoci su, forse non avrebbe aggiunto nulla alla chiara esposizione già argomentata. Durante la lettura inoltre ho potuto riflettere su come non sia mai passata la voglia dell’umanità di essere cittadini del mondo con la cultura del senso civico e il rispetto del mondo che riassumo con il famoso motto scout “lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato”

Chiudo con un ultimo estratto:
«Questo perché il racconto cosmogonico giunto fino a noi non parla affatto della nascita del cosmo (tanto che definirlo “cosmogonico” risulta persino scorretto), ma della fondazione della città di Roma. Romolo fonda Roma e, fondando Roma, fonda il cosmo. In sostanza, Roma è il cosmo.» (da pag. 26)

Roma, 05 ottobre 2026
Leone Antenone

Link al libro

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